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Le radici di Deodara

Deodara fonda le sue radici non solo fin dal 1977, quando Sebastiano incomincia a lavorare nel garage del padre Giuseppe, ma nella storia del proprio territorio, della propria regione e del proprio paese. A Bassano del Grappa le notizie più lontane della presenza di artigiani del legno, risalgono al lontano 1175. In quel periodo si contavano 2.500 bassanesi e tra questi i falegnami rappresentavano una parte significativa degli abitanti. Lavoravano il legname proveniente dai boschi che circondavano il comune, ma già nei primi decenni del 1200 dovettero ricorrere a Vicenza, per rifornirsi del legname da costruzione della vicina Solagna. Contemporaneamente si andava sviluppando il commercio fluviale di legname e nel 1259 fu regolamentata, dagli Statuti bassanesi, la fluitazione dei tronchi sul fiume Brenta. Va sottolineato che il fiume restò la via principale del commercio del legname fino all’inizio del 1900 quando, migliorate le strade e costruita la ferrovia, il trasporto via terra divenne più economico. Negli artigiani del legno, il bisogno di costituire la loro "Fraglia", di formare cioè la loro corporazione nacque ben presto, ma è solo nel 1437 che il Comune approvò la "Matricola" della fraglia dei Marangoni. L’appartenenza alla Fraglia costituiva il riconoscimento della capacità professionale e della moralità del falegname. Nel corso degli anni il commercio del legname da costruzione fece sorgere, lungo le rive del Brenta, numerose seghe da legno mosse da ruote idrauliche. Nella seconda metà del ‘700 si contavano una dozzina di segherie lungo le rive del fiume nei comuni di S. Nazario e Solagna; altre sorgevano in Angarano, Nove e Cartigliano. Queste segherie diedero l’avvio agli empori di legname segato in tavole, travi e travetti, ove i falegnami potevano acquistare ciò che meglio confaceva alle loro lavorazioni. Accanto ai falegnami e carpentieri nacquero i tornitori in legno, i carradori esperti nella costruzione di ruote in legno per carri, i bottari specializzati nella costruzione di tini e botti, gli intagliatori, gli zoccolai ed altre figure di artigiano.

La produzione dei mobili da arredamento ha in Bassano una storia che risale almeno al ‘500. In questo periodo va ricordata l’influenza che nel nostro territorio ebbero molti personaggi tra i quali il più importante architetto della Repubblica Veneta Andrea Palladio, con le sue opere, le ville e i suoi trattati. Senza dimenticare Vincenzo Scamozzi, secondo il quale l’architettura è una scienza esatta, complessa, con proprie regole da studiare attentamente e con pazienza. Insomma, per lui ”l’architettura è scienza”. Anche Baldassare Longhena, architetto e scultore della repubblica di Venezia fra i più celebri e rappresentativi del suo tempo, influenzò sicuramente il territorio. La più accurata descrizione del carattere del Longhena fu tracciata negli anni Settanta del XVIII secolo dall'architetto Tommaso Temanza (1738): "Baldassare visse vecchissimo. Era uomo piccolo di statura, vestiva sempre di nero, e sosteneva la professione con molto decoro. Era di una maniera assai dolce e di uno civile costume. Aveva in sua confidenza alcuni operai di molta esperienza con li quali consigliava le cose sue. Aveva poi un costume di ascoltare tutti, anzi quando andava a visitare le sue fabbriche, chiamava a sé li capi mastri, e molte volte anco li più inesperti giornalieri, et con essi discorreva di ciò che emergeva nell'opera; poi raccoglieva il parere di ciascuni, e con tali lumi si determinava a quello le pareva migliore. Era molto stimato, e guadagnò gran summe". In questo modo i grandi maestri condivisero il proprio essere, la propria conoscenza ed arricchirono il territorio con la propria arte. Raccogliendo questa importante eredità, è soprattutto nel ‘700 che il mobile di Bassano raggiunge apprezzabili traguardi di qualità, con innovazioni tecniche ed estetiche e risultati stilistici autonomi e peculiari. Per tutto l’Ottocento la lavorazione del legno a Bassano venne attuata da artigiani o da piccole aziende a carattere famigliare, che costruivano su ordinazione gli arredamenti ed i serramenti richiesti. Sulla scia di questa tradizione la produzione dei mobili in legno, lavorati da falegnami specializzati, ha inizio a Bassano negli ultimi decenni del secolo scorso per merito di Vincenzo Brandestini.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la sua fabbrica aveva raggiunto il suo massimo sviluppo ed occupava 15 addetti: la sua produzione di mobili artistici, in legno scolpito e intarsiato, era apprezzata e conosciuta non solo a Bassano, ma anche a Vicenza, Treviso e Padova. Da questa bottega e dalla sua scuola uscirono molti abili artigiani, che eserciteranno in proprio l’arte appresa dal maestro (Merlo, Zonta, Brian); il Brian diventerà poi maestro d’arte degli allievi falegnami della Scuola d’Arte e Mestieri della città. Nel periodo fra le due guerre mondiali l'industria di mobili artistici bassanese si sviluppò ulteriormente. La storia del Distretto di Bassano del Grappa, infatti, nasce con i primi restauratori che intraprendono l’attività di riparare i mobili d’arte del ‘600 e del ‘700 presenti nelle numerose ville del territorio. In queste falegnamerie è grazie alla capacità lavorativa del titolare che si realizzano perfette riproduzioni dei mobili originali e si raggiunge una perfetta conoscenza del mobile nelle sue caratteristiche costruttive e nelle diverse varietà dei legni impiegati. E’ infatti la capacità di riprodurre gli elementi portanti, “accompagnare” le tinte e l’invecchiamento, rifare le macchie, le bruciature e le ammaccature che l’oggetto originale riportava. Ed è proprio questo ripescare nell’arte e nel passato che forma la manovalanza, conservando tecniche, arti e mestieri che solo un’attività di tipo artigianale di questo genere può tramandare alle nuove leve. In questo periodo storico, Bussandri allargò la sua bottega, continuando per molti anni l’opera di restauro; il figlio sviluppò poi l’attività, introducendovi anche la lavorazione del mobile d’arte. In questo periodo Sebastiano lavora all’interno dell’azienda, rimanendoci per ben dieci anni, passando tutti i reparti produttivi ed assorbendo tutta quella conoscenza che poi riversò nella sua piccola attività aperta appunto nel 1977.

Ma va ricordato anche che nel 1906 nasce Carlo Scarpa, architetto designer ed accademico italiano tra i più importanti del XX secolo. Fu allievo di Guido Cirilli e lavorò nel suo studio veneziano dal 1926 al 1931 per poi affiancarlo come assistente universitario. Scarpa ereditò dal suo maestro l'attenzione per i dettagli e la qualità dei materiali costruttivi. Riguardo alla sua relazione col maestro e con tale tradizione il grande architetto veneziano ebbe a dire: “io discendo, per tradizione culturale, dal monumento a Vittorio Emanuele II a Roma. Io ero, infatti, il migliore allievo del mio professore d'Accademia, che a sua volta era stato il migliore allievo dell'autore di quel monumento... La povertà spirituale di quell'epoca era dovuta al fatto che gli insegnanti delle accademie di belle arti condividevano il gusto eclettico del XIX secolo. Per questo abbiamo dovuto fare una certa fatica per liberarci dalla nostra formazione scolastica.” Egli, nel 1976 afferma:” possiamo dire che l’architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia, come un bellissimo viso di donna. Ci sono forme che esprimono qualche cosa. L’architettura è un linguaggio molto difficile da comprendere, è misterioso, a differenza delle altre arti, della musica in particolare, più direttamente comprensibili… Il valore di un’opera consiste nella sua espressione: quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto.” E’ in questo contesto che Deodara s’inserisce, in un territorio pregno d’arte, di personaggi che fecero la storia dell’arte, sia per quanto riguarda gli ideatori che per le maestranze disponibili per realizzare opere che testimoniano filosofie, arti e valori.

Fonti: Storia di Bassano, 1980 - Edizione a cura del Comitato per la storia di Bassano; enciclopedia Treccani; Wikipedia.

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